Un Paradigma per la destra del XXI secolo

La ragione che ci spinge a inaugurare una sorta di rivista politica on-line è semplice e forte. Abbiamo perso la pazienza di aspettare che l’area politica della destra italiana trovi la maniera di uscire da sola dalla miseria politica, giudiziaria e umana del tardo-berlusconismo per entrare con dignità, con coraggio e con spirito d’avventura nel nuovo secolo e nel nuovo millennio. Abbiamo esaurito la capacità di sopportare la stupidità dell’offerta politica, l’inadeguatezza dei personaggi e la ridicolezza delle proposte che provengono da un’area che è attualmente, inadeguatamente e solo parzialmente, rappresentata dalla Lega Nord, dai miseri resti di Forza Italia, da Fratelli d’Italia e da NCD. Se abbiamo scordato di menzionare qualche altra sigla, pazienza. Nonostante alcuni sforzi dei quali non andiamo particolarmente fieri, non riusciamo ad essere così ipocriti, così stupidi, così gregari e così opportunisti da costringerci a prendere sul serio questa gente e i vaniloqui di cui riempiono la propria bocca e le nostre orecchie. Ci siamo resi conto che non è più possibile delegare a costoro l’espressione di una visione politica, quella della destra italiana del XXI secolo, che esiste, che sta cercando di darsi forma e linguaggio, che non è più disposta ad accontentarsi di ciò che passa il convento. Satis est.

A chi rivolgiamo i discorsi, le riflessioni, le invettive e le satire che troverete su questo sito da oggi in poi? A chi sappia e voglia ascoltare parole di verità e di buon senso, dopo aver ascoltato per decenni parole mendaci e sostenute solo da interessi personali, finanziariamente sostanziosi, certo, eppure politicamente miserabili. Troppo a lungo abbiamo tollerato l’intollerabile, troppo a lungo abbiamo giustificato l’ingiustificabile, troppo a lungo abbiamo taciuto, limitandoci a sollevare le sopracciglia per la perplessità, prima, per lo sconcerto e il disprezzo, poi, di fronte all’indegno spettacolo che ci è stato messo dinanzi dai noti personaggi. È tempo di parlare e di agire per restituire onore, orgoglio e speranza a una così larga parte della cittadinanza di questa nazione. Quanto appena detto chiarisce anche a chi non ci rivolgiamo: ai corrotti, agli incapaci, ai cortigiani, ai sicofanti e agli idioti, che negli ultimi vent’anni hanno in così gran numero e con tanta assiduità prostituito l’intelletto (per chi ne aveva uno), l’anima e il corpo, nella speranza, per lo più effimera e vana, di un incarico prestigioso, di un avanzamento immeritato, di una sinecura ben retribuita, di un ruolo invidiato alla corte dei vari sovrani e satrapi del centro-destra italiano.

Lo scopo di ciò? Noi non scriveremo per vanità, né per bisogno di attenzione, per frustrazione o per guadagno. Scriveremo per necessità politica. L’Italia così com’è non ci piace. La via che la nostra nazione ha intrapreso, ormai sotto la guida di una sinistra, ex-comunista o ex-democristiana, che la storia ha smentito più volte ma che resta sempre convinta della propria infallibilità, non è quella giusta. A chi ci dice che ogni scelta compiuta in Italia negli ultimi vent’anni è, per varie ragioni e differenti condizionamenti, “inevitabile”, “obbligata” o “necessaria”, rispondiamo che quelle scelte sbagliate, sulle modalità del progresso dell’integrazione europea, sullo svilimento dell’identità nazionale, sull’immigrazione, sulle guerre, sul terrorismo, sulla trasformazione economica e sociale del paese, restano sbagliate e foriere di pesanti conseguenze. Sarebbe stato necessario fare altre scelte, con maggior senso di responsabilità verso le generazioni future, con maggiore autonomia di giudizio e di azione, con minore opportunismo e meschina furberia. Se la nostra riflessione deve tener conto della realtà per poter essere politicamente sensata, bisogna anche ricordare che l’esistente non è un destino, ma solo un esito, una condizione che è dunque modificabile: agire politicamente significa tener conto della realtà effettuale delle cose senza per ciò assoggettarvisi.

L’Italia è di nuovo, come già nel 1992-94, arrivata a un bivio, anche se, a dirla tutta, il linguaggio e i modi dei suoi attuali leader ci fanno credere che siamo arrivati al trivio. Nei prossimi due-cinque anni la nostra nazione dovrà, a dispetto della sua ritrosia, compiere scelte di grande importanza. Ancora una volta dovrà scegliere tra una proposta politica seria, quella che formuleremo da qui in avanti, e le ingannevoli promesse dei tanti pifferai che sgomitano sul palcoscenico. In passato, l’Italia ha quasi sempre seguito questi ultimi, e in questi anni ha di certo dato credito ai più inverosimili imbroglioni che si sono offerti di indicarle la strada. Nelle loro false soluzioni, sempre troppo semplici per la complessità dei problemi che promettono di risolvere, c’è sempre un elemento magico, un abracadabra mai dettagliato e mai spiegato, che sfida le leggi dell’economia, del buon senso e del ridicolo ma che suscita la speranza di uscire dai guai senza costi, senza fatica, senza sacrificio; ci si illude che i costi saranno a carico di qualcun altro, anch’esso mai denominato, e che il risanamento sarà ottenuto a discapito di qualche altra categoria sociale o professionale. Solo chi sia davvero ingenuo e deciso a farsi ingannare può credere a simili favole, il cui esito è sempre lo stesso: i costi sono pagati dai più e dai più deboli, i sacrifici sono fatti da chi ha senso di responsabilità o, semplicemente, da chi non può sottrarvisi, e nessun problema viene mai davvero risolto, ma solo rinviato, momentaneamente arginato, apparentemente sanato, per ripresentarsi dopo poco, più grave, più difficile, più costoso. Tempo, fatica e risorse vengono sprecati dall’attuale classe dirigente con la leggerezza e l’arroganza che sono il tratto distintivo di chi spende ciò che non gli appartiene e getta via ciò che non ha contribuito a creare.

Noi non consideriamo gli italiani un popolo di bambini da guidare per mano o di sudditi ignoranti, individualmente furbi ma collettivamente sciocchi, che possono essere governati solo a forza di rassicuranti e confortevoli menzogne. Le parole di verità e di buon senso che indirizzeremo a chi ci leggerà saranno scritte nella convinzione che le nostre preoccupazioni per il futuro di questa nazione siano le stesse che hanno i nostri lettori. Non parleremo per tutti, ma solo per la nostra parte, quella destra italiana che vive oggi una decadenza e un’umiliazione che si è interamente meritate. L’emancipazione e la rivalsa rispetto al suo presente stato di abiezione politica e morale non saranno però ottenute rinchiudendosi nella nostalgia di un passato largamente immaginario o nella scorciatoia di un populismo inutilmente volgare e opportunistico. Non c’è altra soluzione che un duro lavoro per costruire una nuova classe dirigente, saggiandola e forgiandola in un serio percorso di apprendimento e di formazione politica e poi temprandola sui campi di battaglia del presente e del futuro. È tempo che la destra italiana entri nel XXI secolo.

 

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