La prossima onda

© European Union , 2016 / Source: EC - Audiovisual Service / Photo: Sakis Mitrolidis

Ciò che sta per accadere è chiaro a tutti. Nelle prossime settimane decine di migliaia di “migranti” approderanno sulle coste meridionali dell’Italia, da Lampedusa alla Puglia. Non arriveranno su mezzi di fortuna, ma sulle navi delle marine militari europee che ormai fanno da traghetti per l’immigrazione clandestina. I comandanti delle navi da guerra europee sono ormai, nei fatti, scafisti delle organizzazioni criminali del nord Africa. Incluso Daesh. La chiusura della rotta balcanica ha reso la Grecia un campo profughi, e la stessa sorte toccherà all’Italia meridionale, in particolare alla Sicilia, che diventerà un deposito di esseri umani indesiderati, gestito dalla mafia e dal ministro dell’Interno. Fin qui, niente che non sia stato già detto e scritto da molti. Adesso proviamo a vedere cosa accadrà dopo.
Dopo decenni di malaffare e di corruzione, la macchina dello stato è allo stremo. Benché divori denaro come mai in passato, lo stato funziona ogni giorno un po’ meno del giorno precedente, e con un’incrementale perdita di efficienza e di capacità operativa. Il livello di corruzione dei funzionari di medio e alto livello è ormai quello riscontrabile nei paesi in via di sviluppo, che noi eguagliamo scendendo sempre più verso  livelli di “governance” della cosa pubblica via via più primitivi, non di rado predatori. In questa situazione, la capacità del governo, di qualunque governo, di tradurre scelte politiche in azione degli organi dello stato è sempre più limitata. Ogni piccola crisi – e centocinquantamila immigrati in un anno è poca cosa rispetto alle centinaia di migliaia che si sono insediati in enormi campi profughi in Libano e Turchia – diviene un nuovo test dell’inefficienza dello stato. Quindi, la grande ondata di profughi e immigrati e criminali che sta per abbattersi su di noi troverà un apparato statale completamente incapace di gestirla.
La reazione del governo si svilupperà su cinque direttrici:
1) la polemica con l’Europa. Renzi approfitterà dell’emergenza sbarchi per attribuirne la responsabilità alle autorità europee, in questo modo cercando di incassare consenso elettorale pur di fronte alla manifestazione della propria inettitudine come governante. Ne nascerà una nuova ridda di polemiche con lo statista lussemburghese a capo della commissione europea (tutto minuscolo), che chiederà ulteriori espropri di sovranità agli stati, e in particolare al nostro stato, per fare con i mezzi di quegli stessi stati ciò che essi si dichiarano incapaci di fare direttamente.
2) le autorità locali e gli organi periferici dello stato saranno messi sotto pressione perché “facciano qualcosa” (che è il modo in cui la politica definisce la strategia quando non ne ha una), e saranno così preparate come capro espiatorio dell’inettitudine del governo. Ne nasceranno polemiche con sindaci, “governatori”, “minoranze PD”, minorati politici e guitti televisivi di ogni sorta; questo diluvio di parole e vaniloqui via twitter non produrrà assolutamente niente, se non un’anticipazione della nuova fase della campagna elettorale che dura ormai da un quarto di secolo.
3) il governo interverrà con decreti e misure emergenziali che riempiranno di un fiume di denaro le tasche delle organizzazioni criminali che fanno capo a diversi ministri e sottosegretari, che si garantiranno così, se non la rielezione, almeno una consistente “extra-pensione”. La maggior parte di questi provvedimenti emergenziali si tradurrà in pratiche illegali, piccole furbizie amministrative di tradizione borbonica e un conto finale che andrà ad aggiungersi al debito pubblico, nel frattempo spinto oltre il 140% del Pil.
4) poiché il punto di origine dell’ondata migratoria sarà collocato, non del tutto correttamente, in Libia, l’emergenza spingerà ad assumere iniziative militari che travolgeranno ogni fragile equilibrio nel frattempo raggiunto dal nuovo governo libico. I cattivi rapporti conl’Egitto dovuti all’incauta politicizzazione del caso Regeni non aiuteranno certo a risolvere alcun problema. L’esercito sarà chiamato a gestire la situazione su entrambe le sponde del Mediterraneo, senza averne i mezzi. L’esito finale sarà una missione militare iniziata per rispondere all’emergenza e che diventerà essa stessa un’emergenza, aggiungendo caos al caos.
5) un vertice europeo convocato per “aiutare l’Italia” finirà per mettere anche Roma, come Atene, sotto tutela politica, senza che le potenze europee che dovranno farci da tutori abbiano alcuna soluzione seria ai problemi che noi non sappiamo affrontare. Si profileranno altri “governi del Presidente”, solo che il “Presidente” in questione sarà quello della commissione europea, in ottemperanza alle decisioni del concerto delle potenze che avranno stabilito un protettorato politico sull’Italia.

Il vuoto di potere che si determinerà in un simile scenario candida l’Italia ad essere il primo stato tra  i paesi sviluppati a sperimentare, nel ventunesimo secolo, una profonda crisi della democrazia e, forse, un rovesciamento delle istituzioni democratiche. Molti continuano ad essere convinti che la cisi finanziaria, poi divenuta crisi economica e adesso crisi sociale, combinata e accelerata dall’instabilità del sistema internazionale, sia un fenomeno privo di conseguenze politiche, quasi che la dimensione politica non sia strettamente collegata alle altre. L’idea che in un mondo in cui ogni equilibrio, inclusi quelli che hanno tenuto in piedi l’Unione Europea, sembra cedere sotto la spinta di un cambiamento profondo e, ad oggi, non governato, delle società, degli stati, dei sistemi economici e sociali, e del sistema internazionale, non ci sia anche un profondo, radicale cambiamento politico, è una pericolosa illusione. Potenti forze si muovono sotto la superficie degli eventi, e la nostra capacità di percepirle, men che mai di comprenderle e di governarle, è impedita dall’inettitudine delle classi dirigenti, dalla superficialità dei mezzi di informazione, dalle illusioni che i grandi rivolgimenti storici siano fenomeni del passato, e non processi in atto nel nostro presente. La realtà s’incaricherà di dimostrarci quanto ci stiamo illudendo.

Daniele Zotti

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