I costi occultati dell’immigrazione islamica

L’immigrazione islamica sta generando in Occidente non un vero dibattito politico, ma una feroce guerriglia di propaganda della sinistra contro il buon senso e contro i fondamenti dell’identità della civiltà occidentale moderna. I costi di questa immigrazione musulmana vengono negati e nascosti, e le vengono invece attribuiti i meriti che altre minoranze di immigrati, non musulmane, si guadagnano con il proprio lavoro.

Il primo costo occultato è quello della permanente insicurezza cui gli islamici sottopongono tutte le nazioni in cui stabiliscono le loro comunità; questa insicurezza nasce innanzitutto dalla regolare installazione di centri di reclutamento e di appoggio ai gruppi terroristi nelle moschee e nei centri di “cultura islamica”, cioè di propaganda islamista, finanziati dalle diverse sette musulmane, in particolare dagli wahabiti sauditi, e dagli emiri di Qatar, Kuwait, Oman ed Emirati Arabi Uniti, ma anche da pachistani, indonesiani ed egiziani. Un costo direttamente collegato è, sia in termini economici che di libertà civili, quello della sorveglianza sempre più estesa e invadente che si rende necessaria per arginare in qualche modo la violenza terroristica dell’islam. Senza gli immigrati islamici, le nostre società non avrebbero bisogno di riempire le strade di telecamere né di predisporre piani per l’evacuazione di stazioni e aeroporti e per soccorrere i feriti e identificare i morti prodotti dagli attacchi islamici.
Oltre a ciò, l’installazione di comunità islamiche permanenti in Occidente genera l’immediata importazione nelle nostre nazioni delle tensioni e dei conflitti che dividono il mondo islamico e ne alimentano la carica di fanatismo e di violenza. L’Europa e gli Stati Uniti, in particolare, sono sempre più manifestamente costretti a riconoscere che il loro futuro viene ipotecato e permanentemente minacciato dall’esistenza sul loro territorio di prolifiche comunità che sono il naturale terminale delle vicende politiche e delle tensioni religiose che si producono in altri paesi e in altri territori. Questa è solo parzialmente la conseguenza della cosiddetta globalizzazione, ma è invece e soprattutto il frutto di una deliberata azione di espulsione dagli stati islamici di quote di popolazione che rappresentano, sotto vari aspetti (politici, religiosi, etnici, sociali), una minaccia alla stabilità dei regimi locali; a questa espulsione si collega la rinuncia degli Stati Uniti e dell’Europa a controllare seriamente i propri confini, determinata anche dalla pressione mediatica e ideologica esercitata dalla sinistra in favore della distruzione delle identità nazionali. Attraverso l’agevolazione dell’emigrazione, gli stati islamici allentano la pressione sulle proprie società e sui propri sistemi politico-istituzionali, per scaricarla su di noi. Paradossalmente, mentre essi cercano di rafforzare il controllo sui propri territori e sulle proprie popolazioni, in ciò perseguendo i loro comprensibili interessi, noi accettiamo di perdere quello stesso controllo nelle nostre nazioni per seguire le ricette, già manifestamente fallite, del multiculturalismo e dell’assimilazione. Queste comunità islamiche, fra l’altro, diventano una risorsa di entrate di valuta pregiata grazie alle rimesse verso i paesi d’origine, e un veicolo di sfruttamento delle relazioni con le nazioni dell’Occidente.

Questo punto ci porta alla seconda parte dei costi occultati dell’immigrazione islamica: il ruolo delle sinistre occidentali e dei liberal americani, esercitato attraverso i mass media e la supremazia ideologica nelle scuole e nelle università, nell’appoggiare, direttamente o indirettamente, questa – niente affatto pacifica – invasione musulmana. Le ragioni che motivano le sinistre sono complesse e curiosamente perverse. Innanzitutto, la sinistra non riesce a rinunciare all’idea di essere stata provvista dell’esclusiva e singolare facoltà di sapere quale sia il “Senso della Storia”. Il fatto che la storia – intesa non-hegelianamente come semplice successione delle vicende umane – si sia ripetutamente incaricata di smentire queste sinistre profezie, non pare avere scoraggiato gli intellettuali né avere reso più umili i politici della sinistra. Ancora non si erano posate le colonne di polvere del crollo del Muro di Berlino che già costoro s’incaricavano di indicare nuovamente al mondo la direzione da percorrere, senza neppure prendersi una pausa per capire le ragioni di quel gigantesco fallimento. Come già con l’utopia del socialismo e la realtà del comunismo, la sinistra è disposta a fare grandi sforzi per trasformare le proprie predizioni in realtà, senza farsi scoraggiare dal prezzo che infligge a coloro che governa. La sue ragioni ideologiche sembrano trarre forza e legittimazione dall’essere contraddette dal buonsenso.
La seconda pulsione irreprimibile della sinistra di ogni latitudine è quella di appropriarsi del concetto di democrazia, negando che essa sia un bene comune della comunità dei cittadini, inclusi quelli di destra, e attribuendoselo come una sua storica ed esclusiva proprietà. Questo punto è cruciale per capire come la campagna ideologica pro-islamica, spesso condotta nella speranza che sia un investimento elettorale per il futuro, come accade per il Labour in Gran Bretagna, mette sotto tensione la stessa democrazia in occidente, perché collega la legittimità delle istituzioni democratiche all’accettazione dei dettami del fanatismo multi-culturalista. Le istituzioni della democrazia vengono dunque espropriate da una parte, dipinte dei colori delle sue bandiere e colorate di una rappresentanza multi-etnica che è poi la concreta applicazione del multiculturalismo. La giustizia viene “etnicizzata” per adeguarsi alle richieste delle diverse minoranze, e le usanze religiose prevalgono sull’uniformità dei diritti e dei doveri, che è uno dei pilastri delle costituzioni democratiche, mentre l’appartenenza nazionale costruita con lo stato moderno viene rifiutata, derisa e sbrigativamente gettata nella pattumiera della Storia, sinistramente definita. Il futuro che sta promuovendo con zelo ideologico novecentesco la sinistra occidentale è, in realtà, una sorta di nuovo feudalesimo, fatto di comunità etniche e religiose che si ripartiscono il territorio e si governano secondo le proprie regole, le quali non sono nemmeno tradizioni storiche, ma solo costrutti politici pesantemente manipolati. E la convivenza di queste comunità settarie non sarà affatto pacifica, ma porterà nelle nostre società un livello di violenza diffusa e spietata, esattamente quella che ha sostituito gli stati più o meno tirannici di Libano, Siria, Libia, Somalia, Iraq, Yemen, Sudan e, in parte, Pakistan, Nigeria, Mauritania e Mali, cioè una violenza che somiglierà a quella che ha preceduto e accompagnato, ma non seguito, l’instaurazione degli stati moderni. In tutta questa furia iconoclasta contro le istituzioni dello stato, nessuno sembra preoccuparsi di cosa comporti dire alla maggioranza dei cittadini europei e americani che, se vogliono essere considerati democratici, devono accettare senza fiatare l’insediamento delle comunità islamiche e la loro “fortificazione” attraverso la concessioni di privilegi, quale quello di non dover rispettare le leggi in contrasto con le loro credenze. Siamo davvero sicuri che la perversione ideologica della democrazia fino alla sua subordinazione all’identità etnico-religiosa islamica non produrrà, semplicemente, il rifiuto della democrazia, che sarà, in ultima istanza, associata all’islamizzazione? Negare che ciò sia legittimo o accettabile non significa scongiurare che avvenga. Il vero, grave costo dell’immigrazione islamica, un costo storico e fatale, può essere proprio la fine della democrazia in Occidente. Di fronte alle proteste, alla disaffezione politica e alle tensioni sociali che sono gli ovvi contraccolpi dello snaturamento delle nazioni occidentali, i politici di sinistra sanno solo strillare contro le “destre populiste”, senza offrire alcun argomento sincero a sostegno delle loro tesi, per mancanza forse di argomenti o forse di sincerità. Si limitano dunque a ripetere le formulette pseudo-giuridiche e pseudo-filosofiche che ben conosciamo, e finiscono solo per snocciolare un avvilente rosario di stupidità politica. L’unica vera convinzione che la sinistra nutre è che, ancora una volta, non sarà chiamata a rispondere delle catastrofi che avrà scatenato.

Daniele Zotti copyright – tutti i diritti riservati – 2016